Michelino e il tesoro dei briganti: la trama

Ecco la trama sintetica del racconto Michelino e il tesoro dei briganti:

Cap. 1 - Sogni agitati
Nonno Peppe racconta a Michelino una storia che narra di un tesoro nascosto dai briganti nella masseria delle Cento Catenelle, in un vecchio bosco di querce, e Michelino ascolta attento e interessato. La notte il bimbo sogna il tesoro dei briganti e si sveglia con il desiderio di andarlo a cercare.

Cap. 2 - Preparativi di viaggio
Al mattino Michelino si affaccia al balcone della masseria e chiede a una gazza bianca e nera se essa conosce il luogo dove è nascosto il tesoro dei briganti. La gazza non ne sa nulla, ma gli indica la direzione dei boschi di querce. Michelino decide di partire alla ricerca della masseria delle Cento Catenelle, all’insaputa del nonno. Saluta il gatto Meo e parte con il suo zainetto in spalla.

Cap. 3 - Tappa al boschetto
Michelino si arrampica su una collina dietro la masseria del nonno e, dopo un po’ di cammino, arriva ad un piccolo boschetto e si ferma all’ombra degli alberi per una pausa. Da dietro un sasso fa capolino una piccola lucertola, che gli spiega che quegli alberi non sono querce ma pini piantati dalle guardie forestali. Per arrivare ai boschi di querce bisogna camminare ancora, seguendo la stradina che passa dallo jazzo dove vive suo cugino, il ramarro Romeo.

Cap. 4 – Allo jazzo Carbone
Michelino raggiunge lo jazzo e si rende conto che la casetta dei pastori è abitata, anche se in quel momento non c’è nessuno. Il ramarro Romeo gli racconta che il pastore – un tipo strano che parla una lingua incomprensibile - e le sue pecore stanno fuori tutto il giorno e tornano solo dopo il tramonto. Se vuole raggiungere i boschi di querce deve camminare ancora un bel po’, seguendo il tratturo.

Cap. 5 – Operazione salvataggio
Dopo poco, Michelino intravede un cane bianco che corre avanti e indietro intorno a un gruppo di cespugli, abbaiando a più non posso. È Baidà, il cane da pastore del gregge dello jazzo, che cerca di recuperare una pecorella che se ne sta su una roccia a pochi passi dall’imbocco di un inghiottitoio. Con l’aiuto di Michelino, la cagnolina Baidà riesce alla fine a spingere la pecora fuori pericolo. I due si fermano un po’ a chiacchierare e Baidà gli racconta del suo padrone, che si chiama Naruddin ed è convinto che in quei buchi ci abitino gli spiriti maligni. Poi il cane torna verso il gregge e Michelino prosegue lungo il tratturo.

Cap. 6 – Una scodella di cemento
Il tratturo finisce in un campo tutto spietrato, sembra un deserto di sassi e terra polverosa e non c’è più traccia di sentieri. Michelino si perde, ma dopo un po’ vede degli uccelli volare intorno ad un punto, fare dei giri lenti nel cielo, rimanere un attimo fermi e poi tuffarsi verso il basso. Si dirige sconsolato verso quella direzione e arriva ad una grande conca di cemento. Un falchetto gli spiega che quello è un lago artificiale, un lago senz’acqua, dove al massimo ci si trova qualche ranocchia. Per il bosco di querce non manca molto, deve seguire sempre la lama e non c’è rischio che si perda di nuovo.

Cap. 7 - Nel bosco di querce
Cammina cammina ecco finalmente una macchia di verde. Gli alberi sono diversi dai pini, hanno belle foglie tutte giri-giri, devono essere querce. Seguendo il sentiero il bosco si fa sempre più fitto e alla fine Michelino arriva a un largo spiazzo su cui si affaccia una vecchia masseria bassa, tutta in rovina. Un geco gli spiega che i ladri hanno portato via tutto di lì, dalle tegole dei tetti ai mattoni dei pavimenti, ma che di tesori nascosti o sepolti lui non ne sa nulla. Michelino si addormenta per la stanchezza.

Cap. 8 – Il pozzo
Michelino viene svegliato da un solletico al naso: è Caterina Macaone, una farfalla gialla che ci si è posata sopra. La farfalla ha ascoltato tutta la sua conversazione con il geco e gli dice di sapere dov’è il pozzo. Con un po’ di fatica, Michelino riesce a sollevare il coperchio di pietra del pozzo e a guardarci dentro: sembra esserci pochissima acqua e la tentazione di andare a guardare lì dentro è forte. Alla fine si decide a scendere, ma ad un tratto la fune con cui si cala si rompe e lui capitombola sul suo fondo melmoso.

Cap. 9 – Nei guai
Con molta prudenza Michelino comincia a esplorare il pozzo, muovendosi quasi al buio lungo le sue pareti. A un tratto si sente avvinghiare le gambe da qualcosa di viscido: è una biscia che non vuole più farlo andare via. In preda al panico Michelino si dimena e chiama aiuto, mentre la biscia si diverte a fargli paura. A salvare il piccolo esploratore accorre uno sciame di calabroni, chiamato dalla tempestiva farfalla Caterina. Uscito dal pozzo, Michelino si avvia sulla strada del ritorno,  attraverso il bosco.

Cap. 10 – Il saggio barbagianni
Il bosco è in penombra e strani rumori cominciano a intimorire Michelino, già spaventato dalla disavventura del pozzo. Due occhi gialli occhieggiano tra i rami di un albero: non è il fantasma di un brigante, ma solo un saggio barbagianni, che gli imbroglia i pensieri con i suoi strani ragionamenti da filosofo. L’effetto delle parole dell’uccello notturno è però anche quello di rasserenare il cuore di Michelino, che  si affetta fuori del bosco.

Cap. 11 – A gambe levate
In pochi minuti Michelino è fuori dal bosco, il cielo è acceso dai colori di un bellissimo tramonto d’autunno. Si sente stranamente felice ma al tempo stesso non sa proprio in che direzione andare. Ma ecco l’abbaiare di un cane e i deboli campanellini delle pecore al pascolo: è il gregge di Baidà. Finalmente conosce Naruddin, il pastore straniero, che lo accompagna verso casa, raccontandogli della sua vita in Marocco e del suo sogno di tornarci per aprire un ristorante italo-marocchino. Arrivati in vista della masseria, Michelino saluta Naruddin e Baidà e si lancia in una corsa a gambe levate verso i sicuri rimproveri del nonno, con il cuore colmo di gioia.

 
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