Fuga dal pianeta Mongo: la trama

Luigi e Carlo sono due ragazzini di circa undici e otto anni che abitualmente trascorrono le loro estati nella masseria di alcuni parenti, in un luogo imprecisato tra la Puglia e la Basilicata. Siamo alla fine degli anni ’60, la modernità avanza a passi veloci e anche nella vita apparentemente sempre uguale della campagna se ne percepiscono i segni, con la Seicento che finisce per sostituire la vecchia e gloriosa Balilla, o i successi canori di “Un disco per l’estate” captati dalle radioline a transistor.

Le relazioni tra gli adulti con cui si trovano a convivere i ragazzini sembrano invece improntate a schemi rigidi e immutabili, con “padrone Vito” che regna incontrastato sul microcosmo famigliare composto dalla figlia Teresa e dalla sorella Concetta, ma anche sugli operai e le operaie che animano la vita della masseria durante i periodi di lavoro più intenso, come la trebbiatura.

Le ambiguità e le contraddizioni del mondo degli adulti si rivelano a Luigi nel corso dell’estate in cui si snoda il racconto, segnando il passaggio a una consapevolezza più matura di sé e del mondo e arricchendo di complessità il suo rapporto con il fratello più piccolo, ancora immerso nel mondo incantato dell’infanzia.

Il cuore del racconto ruota intorno all’arrivo di una giovanissima operaia stagionale, la quindicenne Rosa, con cui subito Luigi stabilisce un forte legame affettivo, una forma di innocente amicizia amorosa che si scontra con le limitazioni imposte dal ruolo subalterno in cui è relegata la ragazza, soggetta tra l’altro alle rozze attenzioni degli uomini presenti in masseria.

La situazione precipita con quello che Luigi intuisce essere stato un abuso, solo tentato o perpetrato, ai danni della ragazza: un giorno infatti Rosa e l’altra lavorante vengono allontanate in gran fretta dalla masseria e riportate in paese, senza che Luigi abbia  la possibilità di salutarle. Il dolore e la rabbia si trasformano in desiderio di vendetta e trasgressione e Luigi decide di organizzare una “fuga”, a cui finisce per aggregarsi il fratellino Carlo.

I due si accampano in un boschetto non lontano dalla masseria, nascosti in una sorta di caverna vegetale creata dagli arbusti di macchia mediterranea, con l’intenzione di trascorrervi la notte. Per proteggere Carlo da una realtà troppo dura e allontanare la paura del buio e della solitudine, Luigi traspone l’intera vicenda sul piano del racconto fantastico: così il loro nascondiglio diventa la cabina di pilotaggio di un’astronave e loro due gli eroi che salveranno Rosa/Dale dalle grinfie del perfido Ming, imperatore del pianeta Mongo.

 

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