Al Qahira: Il Nilo
    Questi grandi alberghi sono assolutamente anonimi, forse l’unica cosa che apprezzo è questa vista magnifica sul Nilo, che posso godermi tranquillamente seduto sul balcone della mia stanza all’ottavo piano.
    E' l'ora più bella del crepuscolo, quella che Don Juan, lo sciamano stregone di Castaneda, efficacemente chiamava "La frattura tra i mondi". Il cielo e il fiume si tingono di infinite sfumature di colore, continue e soffuse in alto, spezzate e rifratte, come in un quadro di Seurat, sull'acqua. E' come se due realtà parallele convivessero fianco a fianco, ignare l'una dell'altra: la città, ancora e sempre in moto, e la natura, che silenziosa si tinge e si specchia, indifferente agli uomini e ai loro affanni.
    Lasciando indulgere lo sguardo sulle increspature sempre cangianti dell'acqua, pare quasi di percepirla questa frattura, come una curva in cui il tempo rallenta, fino a rimanere per un attimo sospeso. Potremmo prolungarlo, quell'attimo, ma basta poco perché il nostro spirito ritorni pesante: un pensiero, un ricordo, un desiderio, e rieccomi seduto sulla poltroncina di vimini, ad ascoltare il caos uniforme delle strade del Cairo.
    Il sole rosso e basso affonda dietro la linea dei palazzi e dei grattacieli, lasciando il campo libero alla sera. I colori del cielo lentamente si amalgamano verso un azzurro sempre più cupo e la frattura si chiude, restituendo alla città e all'artificio delle sue mille luci la sovranità sul reale.
    I barconi ristorante hanno già le loro luminarie accese, così come i battelli grandi e piccoli che trasportano comitive di turisti e gitanti su e giù per il fiume. Il Nilo é come un largo nastro scuro tagliato dalle strisce di luce dei ponti sempre ingombri di fari di automobili in lenta processione.
    Una feluca solitaria si intravede appena scivolare sull'acqua e sparire.
 
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© 2018 Pino Creanza
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